Tassazione e dichiarazione nel peer to peer lending

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Avevo da poco iniziato ad investire in alcune piattaforme di social lending come Bondora e Crowdestate quando decisi di interessarmi alla tassazione e dichiarazione di tali redditi.

Provai a cercare in rete, ma regnava il caos più totale. I CAF, già a pronunciare peer to peer lending, iniziavano a guardarti storto con aria di diffidenza, bisognava andare alla fonte.

Se non sai cos’è il peer to peer lending (o prestito tra privati in italiano), ti rimando ad un mio articolo su Bondora che lo spiega.

Tassazione peer to peer lending italiano

Ad illustrarci la situazione nostrana arriva in aiuto la legge di bilancio del 2018, che all’articolo 1, commi 43, 44 e 73, va ad innovare il TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi). Oggi infatti, le piattaforme di social lending italiane, devono trattenere a titolo di imposta, il 26% sugl’interessi maturati dai prestatori (che siamo noi persone fisiche) svolgendo così il ruolo di sostituti di imposta.     

Le piattaforme italiane dovranno, inoltre, consegnare ogni anno ai prestatori la Certificazione Unica, relativamente alle somme erogate soggette a ritenuta.

Ma cosa vuol dire tutto questo?

Detto in parole povere, gli interessi che matureremo nelle piattaforme in cui abbiamo prestato i nostri soldi, verranno tassati al 26% (aliquota relativa alla tassazione dei redditi da capitale) che ci tratterrà direttamente la piattaforma a titolo di imposta (quindi più nulla sarà dovuto da parte nostra), e non concorreranno, così, a formare la nostra base imponibile IRPEF.

Esempio:

Poniamo il caso di aver guadagnato sulla piattaforma italiana € 100,00 nel corso del 2018. La piattaforma di social lending ci tratterrà il 26% e lo verserà allo Stato, cioè € 26,00, e ci bonificherà la differenza € 74,00.

€100 X 26%=  €26 in tassazione e € 74 sarà il nostro guadagno netto.

Obblighi dichiarativi peer to peer italiano

Di fatto, se investiamo in piattaforme italiane, non dovremo occuparci di nulla. Come abbiamo detto precedentemente, è la piattaforma stessa che effettua la trattenuta, a titolo di imposta, sui nostri guadagni. Quindi, in questo caso, il nostro rapporto col fisco è già assolto.

Tassazione peer to peer lending estero

In questo caso la tassazione, rispetto a quella vista precedentemente, cambia.

Le piattaforme di social lending estere (Bondora e Crowdestate), non faranno nessuna ritenuta, saremo noi a dover dichiarare il tutto attraverso la dichiarazione annuale dei redditi.

Possiamo dire che prima dell’innovazione, mediante la legge di bilancio del 2018 che abbiamo visto precedentemente, tutti i redditi relativi a peer to peer lending (sia italiani che esteri), venivano tassati in questo modo.

In pratica i guadagni maturati, andranno a concorrere alla formazione della base imponibile ai fini IRPEF (calcolato in base a scaglioni ed aliquote crescenti).

Ma facciamo un esempio:

poniamo il caso che sulla piattaforma estera abbiamo guadagnato nel corso dell’anno sempre € 100. In questo caso applicheremo le  varie aliquote IRPEF sul nostro reddito imponibile.

fino a 15.000 euro23%23% del reddito
da 15.001 fino a 28.000 euro27%3.450,00 + 27% sulla parte oltre i 15.000,00 euro
da 28.001 fino a 55.000 euro38%6.960,00 + 38% sulla parte oltre i 28.000,00 euro
da 55.001 fino a 75.000 euro41%17.220,00 + 41% sulla parte oltre i 55.000,00 euro
oltre 75.000 euro43%25.420,00 + 43% sulla parte oltre i 75.000,00 euro

Quindi fino a 15.000 euro, i guadagni maturati nelle piattaforme estere, saranno tassati al 23%; da 15.001 e fino a 28.000, saranno tassati al 27% e così via, in base allo scaglione di reddito, al 38%41% ed infine 43%, come da tabella. Possiamo facilmente intuire che più è alto il nostro reddito e maggiore sarà l’aliquota da calcolare, con una conseguente riduzione del nostro profitto sulle piattaforme di social lending.

facciamo due conti:

€100 X 23%=  €23 in tassazione e € 77 sarà il nostro guadagno netto.

€100 X 27%=  €27 in tassazione e € 73 sarà il nostro guadagno netto.

€100 X 38%=  €38 in tassazione e € 62 sarà il nostro guadagno netto.

€100 X 41%=  €41 in tassazione e € 59 sarà il nostro guadagno netto.

€100 X 43%=  €43 in tassazione e € 57 sarà il nostro guadagno netto.

Oltre alla tassazione IRPEF, che abbiamo appena visto, in sede di interpello l’Agenzia delle Entrate ha dato il seguente parere, affermando che: nel caso in cui la piattaforma di social lending abbia un mercato secondario, è dovuta anche l’IVAFE, in quanto proprio la presenza del mercato secondario consente di configurare l’investimento come un prodotto finanziario, quindi, assoggettabile ad IVAFE.

Calcolo IVAFE

Poniamo il caso di aver investito, sulla piattaforma di peer to peer lending, € 1000, l’IVAFE dovuta sarà pari ad € 2

€ 1000 x 2‰ = € 2

Obblighi dichiarativi peer to peer estero

In questo caso abbiamo bisogno di inserire tali redditi (i guadagni maturati nel corso dell’anno), nel dichiarativo fiscale. Ma vediamo come:

Alcuni CAF stanno operando in questo modo:

  • 730 + compilazione dei quadri RM (quadro utilizzato per inserire i redditi da capitale) ed RW (quadro per il monitoraggio dei capitali detenuti all’estero e per il calcolo dell’ IVAFE) oppure inserendo tutto in Unico;

Tuttavia,tale interpretazione è stata corretta da alcuni interpelli fatti all’Agenzia delle Entrate. Nelle quali l’agenzia ha dato come parere il seguente:

  • 730 + compilazione dei quadri RL (quadro utilizzato per inserire altri redditi) ed RW (quadro per il monitoraggio dei capitali detenuti all’estero e per il calcolo dell’IVAFE) oppure inserendo tutto in Unico.

Altra osservazione importante da parte dell’agenzia, emersa in sede di interpello, è stata quella di assoggettare, nel caso in cui le piattaforme estere siano dotate di un mercato secondario, i nostri investimenti all’IVAFE, che è pari allo 2‰.

Piattaforme estere vs piattaforme italiane

Verrebbe anche da immaginare, per chi ha redditi oltre i 28.000 euro, che gli investimenti nelle piattaforme estere non siano tanto convenienti. O comunque che lo siano fino a quando non superiamo i 15.000 euro di reddito, visto che l’aliquota IRPEF, in quel caso è al 23% , mentre l’aliquota da applicare nelle piattaforme italiane è sempre al 26%.

Infatti, prendendo in considerazione solamente la tassazione applicata, si dovrebbero preferire quelle italiane.

non fermarti alle apparenze

Tuttavia, le piattaforme estere hanno remunerazioni, in termini percentuali, molto più generose. Queste, vanno sicuramente a compensare la tassazione più elevata. Comunque, per non farsi cogliere impreparati, è meglio farsi sempre due conti. Non dimentichiamo, inoltre, la necessità di portare in dichiarazione i redditi esteri, ai fini della tassazione e del monitoraggio, ed eventualmente pagare l’IVAFE, uno svantaggio in più rispetto alle piattaforme italiane, ma non così eccessivamente gravoso .

GuadagnoVivo

in conclusione cosa possiamo dire? Sicuramente quando andrò a fare il mio dichiarativo mi atterrò al parere dato dall’Agenzia delle Entrate.

Tuttavia, giova ricordarlo, il parere dato in sede di interpello, riguarda il singolo caso concreto e personale oggetto dell’interpello stesso, e non la generalità dei casi.

Altra cosa importante da ricordare,

è fondamentale fare dichiarativo, perché potremmo sempre integrarlo, ed eventualmente utilizzare l’istituto del ravvedimento operoso, per pagare le differenze di imposta, non ancora pagate, maggiorate di sanzioni ed interessi.

Se invece non abbiamo presentato la dichiarazione nei termini previsti, potremmo incorrere nella casistica di omessa dichiarazione, cioè quando avremmo dovuto presentarla e non l’abbiamo fatto.

Con la normativa purtroppo non si scherza,

è preferibile farsi guidare da chi ha maggiori competenze in materia quindi: CAF e professionisti abilitati. Oppure, se ci si appassiona alla materia, studiare bene il tutto ed usare gli strumenti precompilati (730 ed Unico) che ci mette a disposizione il fisco per inviare da soli il nostro dichiarativo.

Ora anche tu sai qualcosa in più, e non dire che non te l’avevo detto!!!

Ecco il mantra da tenere a mente: presto, guadagno, dichiaro e pago!!!

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4 risposte

  1. Diego ha detto:

    Ciao Daniele, grazie mille ler aver condiviso la tua esperienza.
    Se posso approfittare io sto investendo utilizzando Fast Invest, quindi oltre ad assoggettare gli interessi alla normativa estera mi rimane il dubbio sul mercato secondario.. è un’opzione che hanno inaugurato da poco, quindi fa riferimento l’anno in cui maturo gli interessi o l’hanno della dichiarazione?
    Grazie per il tuo aiuto

    • Daniele ha detto:

      Ciao Diego e grazie per il commento.
      Per le persone fisiche, vige il principio di imputazione per cassa. Cosa vuol dire? che tutti gli interessi che percepirai andranno inseriti nell’anno di percezione, andranno quindi a formare il tuo reddito imponibile per quell’anno. Ovviamente questa non è una consulenza, e se hai ulteriori dubbi, ti consiglio di chiedere lumi anche a chi ti farà l’invio del dichiarativo. Buona Giornata!!!

  2. LUCA ha detto:

    Ciao Daniele,
    ho letto con interesse il tuo articolo che spiega molto bene le varie casistiche, complimenti!
    Ho solo un dubbio e forse non sono riuscito a cogliere l’informazione: bisogna anche dichiarare quanto posseggo sui conti delle varie piattaforme estere?
    ho letto pareri discordanti e vorrei n pó di chiarezza.

    • Daniele ha detto:

      Ciao Luca ti ringrazio per il commento!!!
      Allora, vediamo se ho capito cosa chiedi. Ogni anno, nel quadro RW, dovrai inserire l’importo che stai investendo nella piattaforma di peer to peer. Inserirai l’importo iniziale al 01/01 e poi l’importo finale al 31/12. Questo ti permette di dichiarare quanto possiedi all’estero e permette, inoltre, di calcolare l’IVAFE su queste somme. Ricordati, comunque, che questa non è una consulenza, e se hai ulteriori dubbi, ti consiglio di chiedere anche a chi ti farà l’invio del dichiarativo o alla stessa agenzia delle entrate, attraverso e-mail o telefono. Buona festa della Repubblica!!!

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